From Italy to outer space: a list of 10 (+1) sci-fi themed Italian songs

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If you fancy spaceships, aliens, dystopiae AND Italian pop music, then you’re in the right place!

Since the ’60s to get to today, the Italian pop music has always shown some interest in the sci-fi aesthetics, time after time using it to give voice to the concerns and hopes of a generation. As we too at the Kappa Language School are inveterate nerds, we have prepared for you this compilation of 10 sci-fi themed Italian songs (with a bonus track), all accompanied by lyrics, to listen and, hopefully, learn some Italian in a more entertaining way. From rock to trip hop, from punk to folk, there’s something for you… even if you come from outer space!

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Francesco Guccini & I Nomadi – Noi non ci saremo

Let’s start from the sixties (1967 to be precise), a time when concerns over a possible nuclear war fueled the protest of what would then be remembered as the beat generation. In this context, a true giant in the Italian folk scene, Francesco Guccini, writes Noi non ci saremo (“We will not be there”), a post-apocalyptic anthem in which he imagines a world devastated by the atomic madness of men, and which however returns again fertile and thriving with life after thousands of years, a time when “we will not be there” anymore.  For the occasion, the song is performed by its author backed by one of the most important bands of the Italian beat movement, I Nomadi, still in activity – although they have lost most of the original lineup… and appeal.

P.S.: Can you imagine? We use this song to teach the Italian future tense during our Italian language classes!

Vedremo soltanto una sfera di fuoco
più grande del sole, più vasta del mondo;
nemmeno un grido risuonerà
solo il silenzio come un sudario si stenderà
fra il cielo e la terra
per mille secoli almeno
ma noi non ci saremo.

Poi per un anno la pioggia cadrà giù dal cielo
e i fiumi solcheranno la terra di nuovo,
verso gli oceani scorreranno
e ancora le spiagge risuoneranno delle onde
e in alto nel cielo splenderà l’arcobaleno
ma noi non ci saremo.

E catene di monti coperti di neve
saranno confine a foreste di abeti
mai mano d’uomo le toccherà,
e ancora le spiagge risuoneranno delle onde
e in alto, lontano, ritornerà il sereno
ma noi non ci saremo.

E il vento d’estate che viene dal mare
intonerà un canto fra mille rovine,
fra le macerie delle città,
fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà
fra macchine e strade risorgerà il mondo nuovo
ma noi non ci saremo.

E dai boschi e dal mare ritorna la vita
e ancora la terra sarà popolata,
fra notti e giorni il sole farà le mille stagioni e ancora il mondo percorrerà
gli spazi di sempre per mille secoli almeno
ma noi non ci saremo.

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Il Balletto Di Bronzo – Missione Sirio 2222

The beat era is followed by the very prolific season of the Italian prog rock, which is, as a genre, traditionally very fond of science fiction themes. A good example is this long suite of Il Balletto di Bronzo, taken from their debut album and clearly influenced by the atmospheres of 2001 A Space Odyssey.

Un’astronave sta morendo
perduta nell’immensità,
uomini soli nello spazio
nessuno più li aiuterà
stanno correndo verso il sole
che non raggiungeranno mai,
hanno le stelle dentro gli occhi
nel cielo freddo di lassù…
C’è tanta luce in quel silenzio,
la luce dell’eternità…

Uomini soli nello spazio
ma il mondo non li scorderà,
uomini soli nello spazio
ma il mondo non li scorderà.

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Roberto Vecchioni – Il Capolavoro

Ten years later, but still in the middle of the cold war, another great Italian singer-songwriter (and a great friend of Francesco Guccini), Roberto Vecchioni, produces this cryptic and dark tale about the end of times: it is the story of the last man on Earth that, crossing a desolate land scattered with shadows of the civilization that was, meets a newborn horse of which he tries to take care. Atrocious and moving, this song is also interpreted by some critics as a metaphor for drug addiction.

Si svegliò, guardò nell’alba e l’alba
era lì senza memoria;
camminò la terra ormai da anni
senza tempo e senza storia:
e fin dove gli occhi andavano
non un suono, non un fiore.
Rise e raddrizzò le sagome
dei suoi alberi in cartone;
strinse in tasca i semi inutili
come il torto e la ragione:
nel cervello già sfumava l’ombra
e con l’ombra ci viveva…
S’infilò come abitudine
l’ago, quello di ogni sera
e i fantasmi ritornarono
per tenerlo vivo ancora…
“Dormi ora, dormi piano:
sei bambino sui sentieri,
l’orzo cresce, l’aria è buona
proprio come ieri;
dormi, forse c’è qualcuno
dormi, forse non sei solo;
dormi, è l’ultimo possibile capolavoro,
dormi, è l’ultimo possibile capolavoro”.
Ma il silenzio dei fantasmi intorno
si riempì con un rumore
e un cavallo appena nato un giorno
lo guardò senza capire;
annusò quel poco d’alba
fece un passo ma cascò.
Gli cercò per valli e giorni e mesi
l’erba e l’erba non trovò:
e sudò per farlo stare in piedi
ci provò e ci riprovò,
qualche favola degli uomini
ogni sera gli inventò:
ma era disperato e inutile
dargli fiato lì vicino,
era come allontanarsi un po’
la pistola di un mattino…
“Dormi ora, dormi piano,
che le stelle vanno via;
dormi, ti alzerai domani
cosa vuoi che sia?
Dormi e tornerà la neve
dormi, il grano sarà d’oro;
dormi e vivi tu sei l’ultimo capolavoro:
tu sei l’ultimo possibile capolavoro”.
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Eugenio Finardi – Extraterrestre

In the same year Eugenio Finardi, a very eclectic and original Milanese songwriter with a troubled past, sings this Extraterrestre in which, instead of looking at the apocalypse, he decides to push his gaze into the darkness of deep space, looking for alien civilizations. The song, one of his classics, is actually a hymn to the joy of sharing the knowledge because, as Italo Calvino said, “anything shared doubles the pleasure”.

C’era un tipo che viveva in un abbaino
per avere il cielo sempre vicino
voleva passare sulla vita come un aeroplano
perché a lui non importava niente
di quello che faceva la gente,
solo una cosa per lui era importante
e si esercitava continuamente
per sviluppare quel talento latente
che è nascosto tra le pieghe della mente…
E la notte sdraiato sul letto, guardando le stelle
dalla finestra nel tetto con un messaggio
voleva prendere contatto, diceva:
“Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a cercare
voglio un pianeta su cui ricominciare”.
Una notte il suo messaggio fu ricevuto
ed in un istante è stato trasportato
senza dolore su un pianeta sconosciuto.
Il cielo un po’ più viola del normale,
un po’ più caldo il sole, ma nell’aria un buon sapore:
terra da esplorare, e dopo la terra il mare,
un pianeta intero con cui giocare.
E lentamente la consapevolezza
mista ad una dolce sicurezza:
“l’universo è la mia fortezza!”
“Extraterrestre portami via
voglio una stella che sia tutta mia
extraterrestre vienimi a pigliare
voglio un pianeta su cui ricominciare!”
Ma dopo un po’ di tempo la sua sicurezza
comincia a dare segni di incertezza,
si sente crescere dentro l’amarezza
perché adesso che il suo scopo è stato realizzato
si sente ancora vuoto,
si accorge che in lui niente è cambiato,
che le sue paure non se ne sono andate,
anzi che semmai sono aumentate,
dalla solitudine amplificate…
e adesso passa la vita a cercare
ancora di comunicare
con qualcuno che lo possa far tornare, dice:
“Extraterrestre portami via
voglio tornare indietro a casa mia
extraterrestre vienimi a cercare
voglio tornare per ricominciare!
Extraterrestre portami via
voglio tornare indietro a casa mia
extraterrestre non mi abbandonare
voglio tornare per ricominciare!”
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Alberto Camerini – Rock’n’Roll Robot 

The 80s are the decade of the triumph of plastic and of an unconditional trust in a progress that seemed unstoppable: this sort of hedonism (Ronald Reagan, anyone?) had a major impact in the Italian pop music, inspiring artists like Alberto Camerini. His approach to the subject, however, far from being naively and cloyingly optimistic, is characterized by a subtle vein of dark humor. Just like in this song, in which he sings of the wonderful abilities of a robotic musician. Try not to dance to this tune…

Se il mondo ti confonde, non lo capisci più,
se nulla ti soddisfa, ti annoi sempre più
scienziati ed ingegneri hanno inventato già
una generazione di bambole robot.

C’è questo tipo strano, vedrai ti piacerà,
lui suona la chitarra in una rock’n’roll band
è come un Arlecchino ma non si rompe mai,
attacchi la corrente, si accende e partirà.

Oooh rock’n’roll robot, oooh rock’n’roll robot!
Io ti amo, io ti cerco, io ti voglio, rock’n’roll robot.

Ha dentro anche un computer e quante cose sa,
un terminale video che t’informerà,
lui lavora duro, tu libera sarai,
di plastica e di acciaio che non si ferma mai.

C’è questo tipo strano, vedrai ti piacerà,
lui suona la chitarra in una rock’n’roll band,
ha un cuore di bambino che non si rompe mai,
attacchi la corrente vedrai ti partirà.

Oooh rock’n’roll robot, oooh rock’n’roll robot!
Io ti amo, io ti cerco, io ti voglio, rock’n’roll robot.

Johnny play guitar like the ringing bells,
baby baby baby baby baby be good!

Johnny play guitar like the ringing bells,
baby baby baby baby baby baby baby baby…

Oooh rock’n’roll robot, oooh rock’n’roll robot!
io ti amo, io ti voglio, io ti cerco, rock’n’roll robot.

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Ligabue – Anime in Plexiglass

In the 80s, Italian rock became a leading genre, getting incorporated into the bit “pop music” box. Artists emerged who would then become true icons, like Luciano Ligabue. The Italian singer-songwriter made his debut on the national scene in 1984 with this Anime in Plexiglass, in which he imagines a future society marred by an authoritarian government, which prevents the free artistic expression of citizens. It goes without saying that the “plexiglass souls” of the title are, on balance, an actual resistance against an Orwellian tyranny.

Prende quota il ritmo della notte
fra tamburi a canti di guru
e sotto, sotto, sotto, sotto, sotto, sotto
c’è quel movimento clandestino
di cantine blues.
Una volta, qui, c’era il Bar Mario,
l’han tirato giù tanti anni fa
e i vecchi, i vecchi, i vecchi
i vecchi, i vecchi, i vecchi
sono ancora lì che dicono
che senza non si fa.

E, su, il controllo sembra un tempio,
non sanno che siamo quaggiù,
il plexiglass sarà l’esempio
e noi rischiamo molto ma
qua proprio non se ne può più!

Le anime in plexiglass
stanno ballando un tango,
le anime in plexiglass
stan dimostrando come si fa uno show.
Le anime in plexiglass
stan trasudando fango,
le anime in plexiglass
stanno insegnando:
sgarrare non si può,
sgarrare non si può,
sgarrare non si può.

Camminando nel condotto sette
si arriva nella New Carboneria,
è qua, è qua, è qua, è qua, è qua, è qua
che si può far l’amore
certi che la ronda non ci sia.
E poi c’è il capo che ci riempie l’aria
con la Gibson che ha rubato lui
e sopra, sopra, sopra
sopra, sopra, sopra
vanno avanti con lo show
che è destinato pure a noi.

E su, in controllo, son tranquilli
che replicanti non ce n’è,
i vigilantes sono svegli
è dura state al mondo nel 2123!

Le anime in plexiglass
stanno ballando un tango,
le anime in plexiglass
stan dimostrando come si fa uno show.
Le anime in plexiglass
stan trasudando fango,
le anime in plexiglass
stanno insegnando
Sgarrare non si può,
sgarrare non si può,
sgarrare non si può.

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Lucio Dalla – Merdman

In the 90s Italian pop music changes, contaminated by genres like Electronic music and World music, and so does the songwriting. Another icon of Italian music, Lucio Dalla, therefore engages in this devertissement about an alien creature entirely composed of … feces. An uplifting metaphore of Italian TV in the Berlusconi era… with a smelly outcome!

“Pronto pronto c’è qualcuno che mi sente,
merda sto precipitando c’è qualcuno lì?”

Notte nera nera notte senza luna,
una bianca scia nel cielo si consuma
mentre sotto come fuochi nella notte
grattacieli e tv accese come torce.
Un marziano, un tipo strano, un sangue misto,
un qualcosa di schifoso mai visto,
barcollando esce fuori dai rottami:
“Sono Merdman, c’è qualcuno lì?”

A parte il puzzo veramente micidiale,
aveva in sé qualcosa di familiare:
sui trent’anni bocca larga e braghe corte,
sempre sporco con uno stronzo sulla fronte.
Ogni tanto spiaccicava una parola
e con le dita messe lì a pistola
catturava tutto l’audience della gente:
“Sono Merdman, sono speciale,
posso parlare, c’è qualcuno lì?
Voglio anche cantare, partecipare,
farmi invitare a un talk-show!”

A poco a poco anche la stampa più esigente
lo trovava bello, fresco e divertente,
non parliamo dei bambini anche i più belli:
si mettevano uno stronzo tra i capelli!
“Voglio fare come fanno in California:
Yes No But You Are Beautiful…
Imparo tutto in fretta, ho una gran memoria!”
poi prende un taxi vola dentro un talk-show.

Le sue dita sono un trapano nel naso
mentre parla e dice: “Vengo da lontano
e vorrei fermarmi un poco ma non posso”,
nelle case tutto il pubblico è commosso,
è commosso mentre piange anche lo sponsor
he lo applaude e gli butta anche un osso,
salutando lui comincia a vomitare
tra gli applausi e le foto da firmare
come fanno tutti quanti in California…
“Sono Merdman… c’è qualcuno lì…”

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Articolo 31 – 2030

Newborn Italian Hip hop too deals with science fiction, and does so with this dystopian fantasy of Milanese duo Articolo 31, dated 1996. Reading the lyrics, one might notice that many of their prophecies came true well before 2030…

Roma 28 Febbraio 2035 ore 18, archivio Nucleo Operativo Comitato Censura Audio, sequestro n 61440031, brano di contenuto sovversivo n 2354779, provenienza Milano blocco Venier, Baraccopoli smantellati, autori processati e condannati a riprogrammazione neuronica, in data 5 Agosto 2031, mix completo.

Corre l’anno 2030,
e mi ritrovo che di anni quasi ne ho 60,
il mio pizzetto è grigio
e di capelli sono senza
e Ambra è il primo presidente donna.

Uhuu! Il cielo quasi non si vede più,
si esce con la maschera antigas,
sull’autobus c’è la business class
e per entrare in chiesa, uhuu, ci vuole il pass.

Ormai si parla solo tramite Internet
e il parlamento c’ha la sede ad Hammamet,
ci si spara nella metropolitana,
fra Nord e Sud c’è la dogana,
però tutti si veste Dolce & Gabbana.

E la mia mente indietro vola, veloce fila
a prima del 2000, tanti anni fa,
quando si era in tempo, adesso no,
e oltre contro c’erano i pro… perciò… ohh…

Tanta nostalgia degli anni ’90,
quando il mondo era l’arca e noi eravamo Noè!
Era difficile, mai impossibile,
non si sapeva dove e come,
ma si sapeva ancora perché.
C’era chi aveva voglia, c’era chi stava insieme,
c’era chi amava ancora nonostante il male,
la musica, c’era la musica, ricordo,
la musica, la musica, c’era la musica, la musica.

Siamo nell’anno 2030,
loro controllano televisione e radio,
c’è un comitato di censura audio,
valutano, decidono, quello che sì, quello che no,
ci danno musica innocua, dopo il collaudo,
ci danno San Remo, presenta ancora Baudo,
con i fiori e la scenografia spettacolare,
quest’anno ha vinto Bossi che è tornato a cantare.

Corre l’anno 2030,
l’Italia ha venduto il Colosseo alla Francia,
Venezia affonda, 2030
e un giorno sì e uno sì scoppia una bomba,
2030 e stiamo senza aria,
ma di odio ce ne abbiamo in abbondanza,
prima divisero Nord e Sud,
poi città e città, e, pensa,
adesso ognuno è chiuso nella propria stanza,
l’intolleranza danza, non c’e’ speranza, oh…

Tanta nostalgia degli anni ’90,
quando il mondo era l’arca e noi eravamo Noè!
Era difficile, mai impossibile,
non si sapeva dove e come,
ma si sapeva ancora perché.
C’era chi aveva voglia, c’era chi stava insieme,
c’era chi amava ancora nonostante il male,
la musica, c’era la musica, ricordo,
la musica, la musica, c’era la musica, la musica.

Questo è l’anno 2030,
qui chi pensa è in minoranza,
ma non ha importanza, non serve più, uhuu,
2030 l’indifferenza è una virtù:
i cyber-nazi fanno uno show in TV,
i liberatori picchiano barboni in nome di Gesù, uhuu,
l’inno nazionale suona tipo marcia funebre,
il sesso virtuale è più salubre in quanto che c’è
un virus che si prende tramite il sudore,
e in 90 ore si muore,
l’HIV in confronto sembra un raffreddore,
è un esperimento bellico sfuggito e il risultato
è che nessuno fa l’amore.
E io sono fuorilegge in quanto
di questo parlo, in quanto penso
a quando questo potevamo anche fermarlo
adesso è tardi, per un poeta pirata
che spera in bei ricordi e ha…

Tanta nostalgia degli anni ’90,
quando il mondo era l’arca e noi eravamo Noè!
Era difficile, mai impossibile,
non si sapeva dove e come,
ma si sapeva ancora perché.
C’era chi aveva voglia, c’era chi stava insieme,
c’era chi amava ancora nonostante il male,
la musica, c’era la musica, ricordo,
la musica, la musica, c’era la musica, la musica.

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Delta V – Il mondo visto dallo spazio

Talking about astronauts and space travel is not nearly science fiction in 1998, when Delta V debut with this song characterized by a dense trip-hop groove and by lyrics that oscillate between psychedelia and romance. This is ground control to Major Tom: ciao Tom!

Visto da qui non sembra neanche poi quella gran cosa,
a volte non direi nemmeno che è la mia casa…
Impercettibile si muove e si distingue appena,
non vedo come possa imprigionare tanta vita.
Qui non c’è rumore, solo pace, non c’è distrazione
e vedo allontanarsi sempre più la tentazione
di continuare a credere che possa ritornare
passando in un secondo dal mio cielo al vostro mare…
Tu non rispondere non mi fai credere più a niente,
tu che hai pensato davvero di esistere portami
giù se ci riesci riprenderà a vivere come vuoi tu
che hai potuto soltanto resistere…
Il mondo visto dallo spazio è solo un’illusione,
un punto poco fermo in preda alla sua rotazione,
è il sogno di un illuso che non si è più risvegliato
e noi fantasmi non crediamo che al nostro passato.
Tu non puoi credere che io mi fermi qui, soltanto,
tu che mantieni distanze e quei limiti (così vicini),
qui non rimane più niente da chiedere, non sento
più quelle frasi che devo risolvere…
La vita vista dallo spazio perde ogni ragione,
è il pianto di un bambino solo senza protezione,
è scudo alzato a riparare i colpi del destino
ma scenderò più giù per controllare da vicino…
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Gozzilla e le tre Bambine coi Baffi – Mars Attack

The Roman giants of punk Gozzilla e le tre Bambine coi Baffi live up to their anti-establishment and yet goliardic vocation with Mars Attack, a song in which, as the title suggests, the band imagines a real large-scale attack by the hand of the Red Planet. The lyrics do not spare even the most gruesome details, but they are nonetheless characterized by a taste similar to that of the Italian B-movies of the 70s, which makes everything very enjoyable. Oi!

Pericolosi alieni invadon la nazione,
allarme generale, è gran confusione,
gli eserciti più forti son già mobilitati:
distruggeremo i pericolosi alieni armati!

Grossa testa e quattro braccia,
hanno una gran brutta faccia,
squame verdi e gelatina:
il terrore si avvicina!

Il Presidente poi,
come previsto dal copione,
rassicura il paese dalla televisione:
“non c’è nessun problema,
tutto è sotto controllo…
aiuto! Un mostro verde
mi si è attaccato al collo!”

Grossa testa e quattro braccia,
hanno una gran brutta faccia,
squame verdi e gelatina:
il terrore si avvicina!

Per fare esperimenti
hanno rapito il Presidente,
ma quella mente idiota
non gli servirà a un bel niente!
Una gran bella figura
per il genere umano:
hanno il cervello di un carabiniere
e di un vigile urbano!

Grossa testa e quattro braccia,
hanno una gran brutta faccia,
squame verdi e gelatina:
il terrore si avvicina!

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Bluvertigo – Altre FDV

And here they are, our favorites! Those who follow us might remember that we used this song to review the hypothetical period in Italiano L2. This is not a real sci-fi themed song, because in reality it stands on a simple (and shareable) syllogism. But hey, if it is so obvious that the Universe is filled of life, we come with Enrico Fermi asking: where is everybody?

Un uomo intelligente
mettendosi gli occhiali
ha fatto distinzione
tra gli esseri animali
e quelli vegetali.
In terza media scopro
che i regni sono cinque,
fatti a loro volta
da generi molto diversi tra loro.
Se non esistessero i fiori
riusciresti ad immaginarli?
Se non esistessero i pesci
riusciresti ad immaginarli?
In altre zone di questo universo
(è facile da realizzare)
esiste tutto ciò che io non riesco ancora ad immaginare!
È praticamente ovvio
che esistano altre forme di vita!
È praticamente ovvio
che esistano altre forme di vita!
Oggi ho fatto tardi,
però mi sembra strano
che solamente noi
siamo stati generati dal caso:
questo è un po’ egoista
e poco fantasioso
e forse un po’ cattolico
e poco divertente
molto presuntuoso,
molto limitante.
Se non ci fossero i funghi
riusciresti ad immaginarli?
Se non ci fossero le alghe
riusciresti ad immaginarle?
Le stelle che riesco a vedere
sono una piccola percentuale:
esiste tutto ciò che io non riesco ancora ad immaginare!
È praticamente ovvio
che esistano altre forme di vita!
È praticamente ovvio
che esistano altre forme di vita!
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